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Invalidità permanente: scoprite i vari livelli e i benefici

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L'invalidità permanente si definisce come la situazione in cui un lavoratore si trova incapace di svolgere normalmente la sua professione a causa di gravi deficienze anatomiche o funzionali, che possono essere determinate obiettivamente. Inoltre, si deve stabilire se tale condizione sia uno stato definitivo e permanente.

L'invalidità permanente può essere il risultato di una malattia, derivante da una precedente situazione di invalidità temporanea o la conseguenza di un incidente. La sua determinazione implica una serie di benefici economici che dipendono esclusivamente dal livello specifico di inabilità.

Differenze tra invalidità civile e inabilità permanente

Nel primo caso si tratta di una situazione di inabilità dovuta a malattie o incidenti, mentre nel caso dell’inabilità si parla sì di malattie o incidenti ma, nello specifico, si fa riferimento a quando queste si verificano in seguito ad infortunio o malattia sul lavoro. In quest’ultimo caso, le pratiche per il suo riconoscimento devono essere presentate all’Inail, che si occuperà di valutare le prestazioni disponibili a seconda del grado di inabilità permanente.

Come viene conseguita l'invalidità permanente e chi la determina?

Per quanto riguarda invece l’invalidità civile, o invalidità permanente, occorre rivolgersi all’INPS, dove è possibile presentare la domanda unicamente via internet. La richiesta di certificazione di invalidità permanente può essere proposta autonomamente da tutti i cittadini affetti da malattie e menomazioni permanenti e croniche, sia di natura fisica che psichica e intellettiva, il cui grado minimo è stabilito da specifiche norme legislative. Tali malattie e menomazioni per le quali si presenta domanda per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile non devono essere state riconosciute come invalidità per causa di lavoro, per causa di servizio o di guerra.

L’invalidità è un tipo di riconoscimento che riguarda le persone con menomazioni fisiche, intellettive e psichiche con una permanente incapacità lavorativa non inferiore a un terzo e si rifà alla legge n.118 del 30 marzo 1971.

Quali sono i gradi di invalidità permanente?

Come altri gradi di disabilità, e sebbene il suo nome possa creare confusione, l’invalidità permanente è soggetta a cambiamenti e può essere rivista per motivi quali nuovi sintomi che implichino un maggior grado di invalidità

Inizialmente, la disabilità permanente può essere classificata in quattro gradi, ognuno dei quali darà diritto a percepire benefici diversi.

Disabilità permanente parziale

Si tratta di una disabilità che, sebbene non sia totale, causa al lavoratore una riduzione delle capacità lavorative non inferiore al 33%.

A partire da un’invalidità del 34%, è prevista la concessione gratuita di ausili e protesi, subordinata alle patologie indicate nel verbale di invalidità.

A partire da un’invalidità del 46%, si aggiunge l’iscrizione alle liste di collocamento mirato.

A partire da un’invalidità del 50%, si prevede anche un congedo straordinario per cure.

Disabilità permanente totale per la professione abituale

È quello che disabilita il lavoratore nell'esercizio delle sue mansioni professionali, ma non gli impedisce di impegnarsi in altre discipline.

A partire da un’invalidità del 67% è prevista l’esenzione parziale dal pagamento del ticket per le visite specialistiche, esami ematochimici e diagnostica strumentale.

A partire da un’invalidità del 74% si aggiunge l’erogazione di un assegno mensile se in possesso dei requisiti richiesti, determinati anche dal reddito.

Disabilità permanente assoluta per il lavoro

Impedisce al lavoratore di fare qualsiasi tipo di professione.

Se si ha un’invalidità del 100%, oltre ai punti precedenti si percepisce anche una pensione di inabilità nel rispetto dei limiti reddituali e l’esenzione dal ticket sui farmaci.

Grande disabilità

È il grado più grave di invalidità permanente. Si applica a quelle persone che soffrono di perdite anatomiche o funzionali per le quali si richiede l'assistenza di un'altra persona per la loro vita quotidiana. Queste persone non possono deambulare senza accompagnatore e hanno bisogno di assistenza continua. Pertanto, percepiscono oltre a tutti i benefici sopra elencati, anche un’indennità di accompagnamento, indipendentemente dall’età e dai redditi posseduti. Viene erogata dall’INPS ed è una prestazione non reversibile, regolata dalla legge 18/1980. Tuttavia, viene sospesa qualora il paziente venga ricoverato gratuitamente in un istituto per più di 30 giorni.

Requisito essenziale per poter ottenere l’indennità di accompagnamento è, oltre ad avere l’invalidità riconosciuta al 100%, essere cittadini UE o extracomunitari con regolare permesso di soggiorno, con una residenza stabile e abituale sul territorio nazionale. Anche se di solito ne beneficiano persone che hanno tra i 18 e 65 anni, non ci sono limiti di età e non ci sono limiti di reddito.

Dal 1° gennaio 2018, vista la perequazione con l’aumento dell’inflazione, c’è stato un incremento dello 0,4% che ha portato l’importo dell’indennità a un valore di 516,35 €. Ogni anno, quindi, chi soddisfa i requisiti per l’indennità di accompagnamento riceverà complessivamente 6.185,16 Euro. Sempre quest’anno, l’importo è stato aumentato anche per l’assegno ai ciechi assoluti, che da quest’anno è di 915,18€.

L’assegno viene erogato dal giorno successivo alla presentazione della domanda ed è corrisposto per 12 mensilità. Bisogna ricordare che l’indennità di accompagnamento non è soggetta all’Irpef, quindi non c’è bisogno di dichiararla nella dichiarazione dei redditi. Infatti, come specificato sopra, l’assegno spetta a prescindere dal requisito reddituale personale, perché ciò che conta è il titolo della minorazione.

Anche per richiedere l’indennità di accompagnamento bisogna fare domanda all’INPS

Dopo aver chiesto al medico di famiglia il rilascio di un certificato medico che attesti la percentuale di invalidità riconosciuta dalla Commissione medica, si può presentare domanda tramite modalità telematica all’INPS.

Una volta inserito il codice fiscale, che permetterà di risalire all’età del richiedente, questi dovrà quindi compilare due sezioni:

  • nella prima dovrà indicare i dati anagrafici di richiedente e coniuge o rappresentante legale più le informazioni sull’accertamento richiesto
  • nella seconda dovrà indicare gli eventuali ricoveri e dovrà comunicare se girerà la riscossione dell’indennità di accompagnamento ad un terzo (o un’associazione) oppure lo farà personalmente

Una volta inoltrata la domanda all’INPS (basta cliccare su “invio domanda”), questa fisserà una visita con la Commissione medica ASL e una volta attestati i requisiti necessari, la Commissione medica trasmetterà all’INPS la documentazione per poter provvedere quindi al pagamento dell’indennità di accompagnamento.

Esenzione ticket e altre agevolazioni

Per quanto riguarda l’esenzione dal ticket, può essere utile verificare la regolamentazione utile presso la propria Asl di riferimento, in quanto ogni regione può avere norme diverse in merito ai criteri di esenzione.

Per cercare di capire come usufruire delle varie agevolazioni fiscali per i disabili, può essere interessante dare un’occhiata alle varie guide pubblicate in merito dall’Agenzia delle entrate.